• Riccardo Alvino

Disordini cranio mandibolari

I disordini cranio mandibolari indicano un gruppo complesso ed eterogeno di problematiche neuromuscolari e articolari a carico dell’articolazione mandibolare, che si ripercuotono, a causa della stretta correlazione biomeccanica, sul tratto cervicale.


I disordini cranio mandibolari indicano un gruppo complesso ed eterogeno di problematiche neuromuscolari e articolari a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, che si ripercuotono, a causa della stretta correlazione biomeccanica, sul tratto cervicale, definendoli in ultimo disordini cranio cervico mandibolari. Possono essere di origine strutturale e articolare, oppure di origine muscolo tendinea; ma colpiscono comunque l’articolazione temporo-mandibolare creando disagi di varia natura, semplici o complessi. L’articolazione temporo-mandibolare, o apparato stomatognatico, è in stretta correlazione con il sistema posturale, poiché entra in simbiosi con i sistemi della deglutizione, della respirazione, cranio-sacrale, della masticazione, della fonazione.

A livello posturale, problematiche dell’apparato stomatognatico, possono produrre effetti negativi non solamente dal punto di vista biomeccanico (cranio-cervicale), ma anche dal punto di vista della locomozione, inficiando l’udito, l’equilibrio, la vista e il sistema nervoso. I disordini cranio mandibolari possono essere di natura traumatica, infiammatoria e degenerativa; e le cause possono essere sintetizzate come di origine psicologica (ansia e stress), trauma diretto o indiretto (colonna cervicale), malocclusione (cattivo contatto dentario), parafunzione (serramento dentale e bruxismo), posturale, visiva, infettiva e artritica.


Le problematiche di tipo osseo e strutturale sono più difficili da trattare, mentre quelle di origine muscolo tendinea sono più semplici da plasmare, con prognosi molto più favorevole. I disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, o ATM, includono diversi sintomi a seconda della condizione del paziente e dell’evoluzione patologica, come: cefalea, acufeni, vertigini, dolore localizzato e irradiato, dolore muscolare, mal d’orecchio, mal di denti, cervicalgia, lombalgia, riduzione capacità uditiva, rumori articolari, disfunzione motoria locale e distale, limitazione funzionale, dolore oculare, difficoltà visiva. I medici specialisti nel diagnosticare e trattare questi disturbi sono principalmente gli gnatologi, ma possono rientrare anche gli odontoiatri. A volte i medici possono prescrivere esami diagnostici specifici che comprendono risonanza magnetica, Tac o radiografia per analizzare più dettagliatamente il sistema stomatognatico. In alcuni casi selezionati si può prendere in considerazione l’utilizzo di un bite dentale, solitamente notturno, che permette di correggere la muscolatura masticatoria e l’ATM.


In riabilitazione si possono trattare le strutture molli, come muscoli e tendini, e le strutture rigide, come le articolazioni. A seconda della disfunzione del paziente, il fisioterapista analizza e testa i tessuti principalmente compromessi, e li tratta con tecniche manuali particolari, abbinando a volte anche l’uso di terapie fisiche strumentali come la tecar. La riabilitazione consiste in terapia craniale (movimenti cranici), terapia manuale e osteopatica dell’ATM e del rachide come mobilizzazioni e manipolazioni vertebrali e articolari, mobilizzazione dei tessuti molli con terapia miofasciale (trigger point) anche con ausili manuali (IASTM e coppettazione) per modificare le restrizioni muscolo fasciali, applicazione di kinesio taping, trattamento viscerale. Tutti queste terapie manuali hanno il comune obiettivo di ridurre la sintomatologia dolorosa, migliorare la fisiologica biomeccanica e l’assetto posturale, ridurre i sintomi neurovegetativi. Inoltre è essenziale l’esecuzione di specifici esercizi terapeutici necessari a riequilibrare le forze muscolari e aumentare la mobilità articolare e infine eseguire brevi sessioni di autotrattamento indicato dal fisioterapista.

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