• Riccardo Alvino

Distorsione al ginocchio

La distorsione al ginocchio rappresenta un trauma muscolo-scheletrico, diretto o indiretto, localizzato all’articolazione del ginocchio con esiti variabili a seconda dello stato biologico dei tessuti e dell’entità traumatica generata.


La distorsione al ginocchio rappresenta un trauma muscolo-scheletrico, diretto o indiretto, localizzato all’articolazione del ginocchio con esiti variabili a seconda dello stato biologico dei tessuti e dell’entità traumatica generata. Il ginocchio possiede svariate strutture capsulo-legamentose che ne permettono la stabilità biomeccanica e i diversi movimenti consentiti fisiologicamente. Le strutture articolari del ginocchio comprendono: i legamenti crociati anteriore e posteriore, i legamenti collaterali mediale e laterale, i due menischi, uno esterno e uno interno, e le componenti ossee.




Esistono 3 tipi di gradi di lesione per quanto riguarda l’entità del trauma, e si differenziano tra loro per il danno tessutale prodotto e la funzionalità articolare residua. La causa del trauma può essere d’origine diretta, ovvero un colpo che si ripercuote sul ginocchio, o d’origine indiretta, ovvero un meccanismo che include primariamente altre articolazioni, che in seguito modificano l’orientamento spaziale del ginocchio portando alla lesione, come ad esempio un piede vincolato al terreno in una caduta accidentale. La distorsione rappresenta un evento traumatico che sollecita in maniera anormale le strutture articolare, andando oltre la resistenza meccanica dei tessuti coinvolti. La distorsione, quindi, può portare a una rottura di queste strutture capsulo-legamentose che possono generare una severa sintomatologia, ma anche essere di lieve entità e quindi non particolarmente invalidante. I tessuti che statisticamente sono più frequentemente colpiti sono: il legamento crociato e il legamento collaterale mediale. La rottura ossea rappresenta un’evenienza possibile, soprattutto se il trauma produce un’importante energia cinetica che si ripercuote sull’osso, oppure se la qualità del tessuto osseo non è delle migliori a causa di svariate condizioni cliniche, come ad esempio fattori reumatici. Le lesioni dei menischi avvengono generalmente per traumi distorsivi con componente di tipo rotatorio, che intrappola e lacera il menisco coinvolto. Solitamente la distorsione avviene a livello sportivo, a causa delle importanti sollecitazioni che deve sostenere l’articolazione; ma può avvenire anche durante la routine quotidiana sia di un soggetto sedentario sia dinamico, in presenza o meno di un terreno irregolare che facilita l’instabilità articolare.


La distorsione al ginocchio, come per la maggior dei traumi distorsivi, ha dei fattori di rischio che dipendono dal controllo motorio, dalla coordinazione corporea, dalla forza muscolare e dall’elasticità articolare sia locale sia di strutture anatomiche sinergiche con il ginocchio. Si può quindi dedurre, che il trauma distorsivo al ginocchio si può manifestare in contesti di vario genere come il lavoro o le attività di vita quotidiana. La sintomatologia della distorsione al ginocchio include: dolore locale e irradiato, gonfiore, rossore, aumento della temperatura locale, deficit della deambulazione, instabilità articolare, rigidità articolare e riduzione della forza muscolare. Immediatamente dopo il trauma distorsivo viene applicato il protocollo PEACE AND LOVE per ridurre la sintomatologia e permettere un recupero funzionale più rapido possibile. La diagnosi specifica della struttura capsulo-legamentosa coinvolta è praticata sia con test clinici oggettivi sia con la diagnostica per immagini come risonanza magnetica, radiografia e Tac. A seconda dell’entità della lesione e dello stato fisico del paziente sono proposte due alternative, la soluzione chirurgica o quella conservativa.


L’opzione chirurgica permette una completa o parziale ricostruzione delle parti lesionate, e presuppone sempre un programma riabilitativo idoneo post-operatorio. La soluzione conservativa è di competenza fisioterapica e include sia terapia passiva manuale, esercizi terapeutici e terapia fisica strumentale. Quest’ultima include: tecar, magneto, laser, ultrasuoni e elettroterapie antalgiche (tens, diadinamica, ionoforesi) e elettrostimolazione, anche se quest’ultima non deve usata a lungo. La riabilitazione passiva comprende terapia manuale e osteopatica con mobilizzazioni e manipolazioni articolari e vertebrali per trattare localmente e a distanza dal trauma distorsivo, terapia miofasciale per trattare i trigger point e le retrazioni muscolo-fasciali sia manualmente sia con l’ausilio di strumenti manuali (IASTM e coppettazione), kinesio taping ed eventualmente una terapia cranica e viscerale come supporto aggiunto. Di fondamentale importanza risulta essere l’esecuzione di esercizi terapeutici che dovranno essere modificati progressivamente per indurre una riduzione della sintomatologia dolorosa, migliorare l’elasticità muscolo-scheletrica, recuperare la forza muscolare e ripristinare la stabilità articolare e rieducare alla normale deambulazione.

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