• Riccardo Alvino

Pubalgia

La pubalgia è una patologia che interessa la zona inguinale, a livello del pube, accompagnata da dolore e impotenza funzionale; e può essere la manifestazione sia di problemi muscolo-scheletrici sia di altra natura clinica.


La pubalgia è una sindrome dolorosa che interessa la zona dell’inguine; nella maggior parte della casistica è una malattia determinata dai muscoli, dai legamenti, dai tendini e dalle articolazioni che sono in relazione funzionale con il pube, osso chiave e di carico delle forze biomeccaniche che confluiscono nel complesso osteo-articolare del bacino.



Le cause di questa patologia possono essere anche di carattere medico e non fisioterapico come il varicocele, l’ernia inguinale, malattie dell’apparato genito-urinario o gastrointestinale; ma non saranno analizzate nel dettaglio. Per quanto riguarda l’aspetto riabilitativo, l’origine biomeccanica della pubalgia è multifattoriale, vale a dire che può dipendere da diverse strutture che influenzano i movimenti propri della zona del pube, provocando dolore sia in movimento sia a riposo e impotenza funzionale al movimento, secondo la gravità della condizione. Le regioni anatomiche che possono portare a pubalgia sono diverse, sia vicino sia distanti: colonna dorsale e lombare, articolazione sacro-iliaca e della sinfisi pubica, articolazione dell’anca, articolazione del ginocchio, articolazione della caviglia e del piede. Bisognerà fare a livello clinico un’analisi approfondita per capirne l’origine biomeccanica e funzionale, in modo da pianificare un trattamento fisioterapico adeguato. Per semplicità la pubalgia è classificata a livello clinico in tre differenti quadri: la sindrome retto-adduttoria o tendinopatia inserzionale degli adduttori e del retto dell’addome, l’osteo-artropatia pubica o sindrome sinfisaria, sindrome della guaina del retto femorale. La causa di questa patologia dipende soprattutto da un sovraccarico funzionale e biomeccanico, acuto o cronico, della zona pubica, determinato da strutture molli (muscoli, tendini e legamenti) o da strutture rigide (articolazioni e osso) che comportano alterazioni al movimento e in seguito dolore.

I sintomi preponderanti sono: dolore all’inguine, dolore al basso addome, dolore all’interno coscia, dolore irradiato ai fianchi o alla colonna lombare, gonfiore e arrossamento in alcuni casi nell’inguine, dolore sia a riposo sia in movimento, difficoltà al movimento, rigidità muscolare e articolare, dolore nei passaggi posturali (seduto, sdraiato, in piedi). I fattori di rischio sono connessi al tipo di lavoro svolto, alle attività di vita quotidiana, allo stato di gravidanza, all’attività sportiva svolta, ai fattori morfologici ossei e articolari (dismetria degli arti inferiori, ginocchio valgo, piede piatto, ecc…), traumi diretti su bacino o arti inferiori, disfunzioni dell’anca, alterazioni della colonna o atteggiamenti (paramorfismi) posturali. In alcuni casi il fisioterapista o il medico possono consigliare di eseguire esami di diagnostica strumentale per visionare meglio i tessuti, come: radiografia, risonanza magnetica, ecografia, tac o ecocolordoppler. In fisioterapia, la pubalgia è trattata attraverso molteplici strategie terapeutiche, che comprendono: tecniche manuali, esercizio terapeutico e terapia strumentale. Sono usate come approccio riabilitativo sia la terapia manuale sia quella osteopatica, attraverso mobilizzazioni e manipolazioni articolari e vertebrali, mobilizzazione dei tessuti molli (muscoli, tendini e legamenti) con terapia miofasciale (trigger point) trattando le restrizioni fasciali sia manualmente, che con ausili manuali come la coppettazione e gli IASTM, applicazione di kinesio taping. Come terapia strumentale sono usate: tecar, ultrasuoni, magneto, laser ed elettroterapie antalgiche (tens, diadinamica, ionoforesi). Risulta essere di importanza primaria l’esecuzione di esercizi terapeutici necessari a modulare il dolore e ripristinare la mobilità muscolo-scheletrica.




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