• Riccardo Alvino

Sindrome del piriforme

La sindrome del piriforme è un complesso eterogeneo di segni e sintomi che interessano la regione della natica, dell’anca, della colonna lombare e della gamba, provocando dolore sia localizzato sia a distanza e disfunzioni biomeccaniche.

La sindrome del piriforme è un complesso eterogeneo di segni e sintomi che interessano la regione della natica, dell’anca, della colonna lombare e della gamba, provocando dolore sia localizzato sia a distanza, e disfunzioni muscolo - scheletriche in diverse strutture anatomiche. Il nome di questa patologia deriva dal piriforme, che rientra nell’insieme dei muscoli che agiscono sull’articolazione dell’anca; ha funzioni diverse nella biomeccanica dell’anca, ma anche nell’orientamento fisiologico di sacro, bacino e tratto lombare. È definita sindrome mista poiché ha sintomi di natura muscolo – scheletrica e neuropatica; infatti, il muscolo piriforme si trova a stretto contatto con il nervo sciatico proveniente dalla colonna lombare.


Il suo rapporto con il nervo sciatico può far credere di essere in presenza di una lombosciatalgia, ma questa sindrome, interessando questo muscolo specifico, non porta direttamente a disfunzioni prettamente radicolari proprie del rachide, ma ad una compressione del nervo sciatico lungo il suo decorso; definendo la sindrome come falsa sciatica. Ancora oggi non è esplicitamente chiaro come si possa sviluppare questa sindrome, ma vi sono comunque dei fattori di rischio da prendere in considerazione come paramorfismi o dismorfismi posturali, differenze anatomiche del piriforme o del nervo sciatico, spasmo o contrattura muscolare localizzata, rigidità muscolo – fasciali derivanti da traumi diretti o indiretti, interventi chirurgici (anca, addome, colonna e bacino), trauma nella zona glutea, microtraumi ripetuti e mantenimento a lungo di una postura errata o da seduto o in piedi. Le persone più colpite sono maggiormente donne rispetto agli uomini e, escluso lo stato di gravidanza come fattore scatenante, molte persone possono incorrere in questa patologia, sia soggetti sedentari che sportivi e sia lavoratori dinamici che statici. La sindrome del piriforme, quindi, può essere dovuta sia da una disfunzione prettamente localizzata del muscolo piriforme sia da adattamenti posturali del singolo paziente nella quotidianità, di natura ascendente (dal piede verso l’alto) o discendente (dalla testa verso il basso).


Questa patologia provoca dolore alla natica, dolore irradiato lungo la gamba, dolore in posizione seduta, dolore in movimento, formicolio, torpore e bruciore localizzato e distante, rigidità di diverse strutture anatomiche (bacino, anca e colonna lombare) e dolore evocato dall’allungamento selettivo del piriforme. Per eseguire una giusta diagnosi e differenziare la sindrome del piriforme da un problema lombare, sono condotti specifici test biomeccanici dal fisioterapista o dal medico che, anche se non del tutto esaustivi, permettono di discriminare le due condizioni patologiche. In un secondo tempo possono essere consigliati esami di diagnostica strumentale, come la risonanza magnetica, Tac o radiografia, per visionare meglio i tessuti compromessi; ma non sono stati riscontrati dei buoni criteri di sensibilità nell’individuare questa sindrome. La diagnostica per immagini serve prettamente a eseguire una diagnosi differenziale per altre patologie; l’inquadramento diagnostico è clinico e obiettivo. Esclusa la possibilità di trattamento farmacologico, l’approccio fisioterapico comprende sia terapie fisiche strumentali sia tecniche manuali. Le terapie fisiche includono: tecar, magneto, laser, ultrasuoni ed elettroterapie antalgiche (tens, diadinamica, ionoforesi).


La riabilitazione passiva annovera: terapia manuale e osteopatica (mobilizzazioni e manipolazioni articolari e vertebrali), terapia miofasciale (trigger point) manuale e con ausilio di strumenti (IASTM e coppettazione) per trattare le restrizioni muscolo-fasciali e infine kinesio taping. Oltre alla fisioterapia passiva è opportuno modificare lo stile di vita e le attività quotidiane, educando a una corretta ergonomia il paziente; e l’esecuzione di specifici esercizi terapeutici per plasmare i tessuti e le articolazioni coinvolte.

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