• Riccardo Alvino

Sindrome della bandelletta ileotibiale

La sindrome della bandelletta ileotibiale, o ginocchio del corridore, è una disfunzione muscolo-scheletrica che colpisce la porzione laterale del ginocchio, la rotula, e la parte laterale della coscia fino all’anca.

La sindrome della bandelletta ileotibiale, o ginocchio del corridore, è una disfunzione muscolo-scheletrica che colpisce la porzione laterale del ginocchio, la rotula, e la parte laterale della coscia fino all’anca. È definita come infiammazione tendinea dovuta a un sovraccarico della struttura anatomica della fascia lata, un’aponeurosi che lavora in maniera sinergica con alcuni muscoli della gamba.

Solitamente si manifesta con dolore sulla porzione laterale del ginocchio presente sia a riposo sia in movimento, a seconda dello stadio di evoluzione della patologia, e può portare a cedimenti improvvisi del ginocchio. La sindrome della bandelletta ileotibiale dipende dalla compressione di un cuscinetto adiposo, altamente vascolarizzato e innervato, presente a lato del ginocchio, che può compromettere a lungo andare la biomeccanica dell’arto inferiore. La fascia lata infatti collega a livello fasciale e muscolare le strutture ossee della colonna lombare, del bacino, dell’anca, del ginocchio, della caviglia e del piede. Si può comprendere, quindi, che possa dipendere da diversi fattori posturali e biomeccanici, e non soltanto da un’infiammazione locale da semplice sovraccarico tendineo isolato. La comparsa del dolore laterale, che caratterizza la sindrome della bandelletta ileotibiale, può essere quindi un segnale del corpo dovuto ad alterazioni biomeccaniche dei distretti anatomici adiacenti e non solo una disfunzione tendinea localizzata. Per capire l’origine muscolo-scheletrica dovranno essere eseguiti dei test motori specifici e si dovranno analizzare i dati anamnestici correlati alla problematica presentata dal paziente. Una rigidità di una articolazione biomeccanicamente collegata alla bandelletta ileotibiale può creare una disfunzione di sovraccarico miotendinea e quindi portare a dolore.



Questa sindrome può colpire gli sportivi (corsa, bicicletta, calcio, tennis, sci) e i soggetti che svolgono un lavoro dinamico (muratori, agricoltori, operai, magazzinieri), raramente colpisce i soggetti prettamente sedentari. Le donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini a causa della loro struttura muscolo-scheletrica diversa. I fattori di rischio principali sono: corsa in discesa o in salita, cambiamenti d’intensità di allenamento, allenamento non corretto, debolezza muscolare, rigidità muscolare e articolare (piede, caviglia, ginocchio, anca, bacino, colonna). Difficilmente sono consigliati esami diagnostici dal medico o dal fisioterapista, ma bisogna fare una diagnosi differenziale con altre patologie come: lesione meniscale, tendinopatia rotulea, lombosciatalgia, sindrome femoro-rotulea, tendinopatia poplitea, artrosi del ginocchio. Oltre ai sintomi già descritti, possono manifestarsi i sintomi tipici della tendinopatia come gonfiore, rossore, aumento della temperatura cutanea, rigidità e debolezza muscolare. La riabilitazione, a seconda dello stadio di avanzamento di questa sindrome, può utilizzare sia terapie manuali sia terapie fisiche strumentali come: tecar, laser, magneto, ultrasuoni e elettroterapie antalgiche (tens, diadinamica, ionoforesi). Le tecniche di trattamento fisioterapiche comprendono: terapia manuale e osteopatica (manipolazioni e mobilizzazioni vertebrali e articolari), mobilizzazione dei tessuti molli con terapia miofasciale (trigger point) sia manuale sia con strumenti manuali (IASTM e coppettazione) trattando le restrizioni fasciali, applicazione di kinesio taping. Fondamentale è l’esecuzione di esercizi terapeutici particolari e personalizzati per il singolo paziente, che hanno l’obiettivo di potenziare la forza muscolare, ridurre la rigidità muscolo-scheletrica, prevenire eventuali ricadute, incrementare il controllo motorio e ridurre il dolore.

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