• Riccardo Alvino

Tendinopatia achillea

Aggiornamento: set 8

La tendinopatia achillea è una patologia che presenta dolore e disfunzione motoria del tendine d’Achille presente a livello del polpaccio, andando a inficiare le strutture biomeccaniche del piede, della caviglia e del ginocchio



La tendinopatia achillea è una patologia che presenta dolore e disfunzione motoria del tendine d’Achille presente a livello del polpaccio, andando a inficiare le strutture biomeccaniche del piede, della caviglia e del ginocchio. Il tendine d’Achille congiunge i muscoli del polpaccio (gastrocnemio e soleo) con il tallone a livello inferiore; il gastrocnemio si inserisce a livello superiore appena sopra il ginocchio, sul femore, andando a coprire la cavità poplitea, dove sono presenti nervi, linfonodi e vasi sanguigni, mentre il soleo si inserisce su tibia e perone. Il tendine d’Achille è il tendine più spesso e robusto del corpo umano ed è capace di far fronte a grossi carichi biomeccanici, ma a volte può andare incontro a processi infiammatori acuti (tendinite) o degenerazioni strutturali (tendinosi). La tendinopatia achillea può presentarsi a livello intermedio, ovvero sul ventre tendineo, o a livello inserzionale sul calcagno, ovvero il tallone. La tendinopatia inserzionale può produrre nel tempo delle calcificazioni, causate dalla degenerazione tendinea a livello inserzionale, chiamate speroni calcaneari. La tendinopatia presente nella porzione intermedia colpisce il tendine a partire dalla sua origine muscolare fino a circa 2 cm appena sopra l’inserzione ossea del tallone. La tendinopatia achillea, si presuppone, sia provocata da un eccessivo e ripetuto carico funzionale e biomeccanico del tendine, che comporta microtraumi; ma anche da processi riparativi non idonei che comportano una guarigione incompleta, portando alla patologia.


Solitamente questa patologia colpisce maggiormente i soggetti di sesso maschile tra i 30 e 60 anni che praticano attività sportiva come il calcio, la pallavolo, la corsa, la pallacanestro; tutti gli sport dove viene sollecitato in maniera eccessiva il polpaccio. Esistono però altri fattori di rischio come: alterazioni posturali, calzature non idonee, allenamento su superfici troppo dure, cambiamenti repentini di frequenza e intensità di allenamento, deficit di forza del polpaccio, rigidità del piede o della caviglia, età, obesità e malattie reumatiche o metaboliche. Possono andare incontro a tendinopatia achillea anche i soggetti sedentari che svolgono lavori dinamici come muratori, magazzinieri, baristi, cuochi, guide turistiche. Anche i soggetti che fanno lavori di ufficio possono sviluppare questa patologia ma con minor incidenza. La tendinopatia achillea predispone i soggetti colpiti ad andare incontro a fascite plantare o viceversa, visto che queste due strutture anatomiche lavorano in sinergia in molti schemi motori. Ovviamente la tendinopatia achillea può essere determinata non soltanto da disfunzioni muscolo-scheletriche locali, ma può esser il prodotto di alterazioni posturali soprastanti (bacino, anca, colonna lombare, ecc) che inducono a una modifica dello schema di movimento sia durante la deambulazione sia durante attività di vita quotidiana. In alcuni casi la tendinopatia achillea può essere la manifestazione di una lombosciatalgia.



Raramente il tendine d’Achille si può rompere o lacerare. La tendinopatia achillea comporta dolore sia a riposo che in movimento a seconda dello stadio di avanzamento della patologia, gonfiore, dolore alla palpazione, rigidità muscolare e articolare, riduzione della forza muscolare sia locale che dell’arto inferiore e limitazione motoria. Possono essere consigliati da medico o dal fisioterapista delle indagini di medicina strumentale per documentare in maniera dettagliata eventuali lesioni come radiografia, risonanza magnetica e ecografia. A volte si può prescrivere un plantare ortopedico per modificare l’appoggio podalico e indurre un cambiamento delle forze muscolari dell’arto inferiore. Il trattamento riabilitativo consiste in terapia strumentale, per ridurre nel breve termine il dolore, e terapia manuale per plasmare i tessuti coinvolti. Per terapia strumentale è inteso l’uso di: tecar, laser, ultrasuoni, magneto e elettroterapie antalgiche (tens, ionoforesi, diadinamica). L’approccio riabilitativo manuale comprende: terapia manuale e osteopatica come mobilizzazioni e manipolazioni vertebrali e articolari, manipolazione dei tessuti molli con terapia miofasciale trattando i trigger point e le retrazioni muscolo-fasciali manualmente o con l’uso di strumenti manuali (IASTM e coppettazione), trattamento viscerale per indurre modifiche del tratto lombare se interessato dalla patologia, applicazione di kinesio taping. Molto importante è l’educazione del paziente al dolore e alla possibilità di movimento, cercando di non essere mai totalmente a riposo, ma eseguire a tolleranza alcuni movimenti. Infine è di fondamentale efficacia la rieducazione muscolo-scheletrica del tendine d’Achille attraverso l’esecuzione di esercizi terapeutici specifici e mirati.



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